martedì 1 dicembre 2009

25/11/09: Sonata Arctica

A parte il fatto che ci sarebbe da urlare un "Alleluja" con tanto di eco, dire che è stato un delirio è dir poco.

Sì, finalmente, dopo ben 5 anni sono finalmente riuscita a vederli: i Sonata Arctica, miei compagni di sventure liceali (leggasi anche: filoni), momenti gioiosi, momenti tristi, cantate a squarciagola in macchina di Comet e film mentali sul perchè tutte le loro canzoni finiscono sempre male (spezzando una lancia in favore di "Flag in the ground", ma ho il timore che bisogni ascoltarla al contrario...).


La settimana precedente al concerto è stata un vero e proprio travaglio, in primis perchè si pensava che il concerto sarebbe saltato, visto che Tony Kakko ha avuto la brillante idea di prendersi un'infezione alle corde vocali a pochi giorni dal concerto di Milano, ma fortunatamente sono state annullate solo le date in Germania (alla faccia vostra, crucchi di merda!!!).
Poi soliti problemi logistici dell'ultimo minuto, tra cui il cercare di capire perchè nel bagaglio a mano potevo portare un rasoio usa e getta e non l'eye-liner.

Viaggio in aereo e permanenza a Milano a dir poco perfetti, senza contare le strafogate a casa di Sergio e il tutto-a-volontà al ristorante giapponese. Abbiamo girovagato per il capoluogo lombardo da cui mancavo da circa 10 anni e visitato qualche altro posticino carino.
La mattina del concerto andiamo a visitare Monza (davvero moooolto carina) e poi, dopo cena, ci muoviamo in direzione PalaSharp.

Il caso vuole che il suddetto PalaSharp si trovi letteralmente attaccato allo stadio S. Siro, dove quella sera giocava il Milan in casa: un traffico assurdo per tutto il tragitto, ma per fortuna arriviamo in tempo, parcheggiamo, raggiungiamo il mio amico Andrea e ci fiondiamo nel tendone, che a 30 minuti dall'inizio del concerto era ancora quasi vuoto e ne approfittiamo per andare il più possibile sotto il palco.

Alle 21 spaccate il concerto inizia, ed è subito delirio. Partono con "Flag in the ground" e "Paid in full" per poi continuare spaziando tra qualche canzone degli ultimi due album e i vecchi successi.
La voce di Tony si sentiva che non era nelle migliori condizioni, ma è riuscito a cavarsela egreggiamente, arrivando fino alla fine di "Don't say a word" (l'ultima canzone), che non è delle loro più facili, per poi urlare con il pubblico l'onnipresente "Vodkaa song".
"Last drop falls" è stata cantata dalla cantante dei Delain (il gruppo spalla), credo anche perchè lui non ce la facesse (ci sono un bel po' di acuti), ma è stata una buona scelta, anche perchè è una canzone davvero splendida, e la voce femminile la valorizzava particolarmente (contando che Tony ha una voce molto pulita).
"Replica", "Eighth commandment" e "Fullmoon" sono state letteralmente urlate da tutto il pubblico. Fantastico l'inizio mezzo improvvisato di "Fullmoon" in cui Tony si è concesso uno jodel e poi Henka ha suonato tutt'altro, per poi darsi alla pazza gioia con la canzone vera e propria, facendo (ovviamente) urlare al pubblico i "Run away, run away, run away" del ritornello.


Passiamo ora ai componenti: escludiamo Marko perchè l'ho visto poco, con mio sommo dispiacere, e Tony perchè già ne ho parlato (aggiungo solo che è un pazzo scatenato).

Tommy: dire che è una macchina nata per suonare la batteria è dir poco. Non ha smesso di calpestare quei pedali un solo secondo (tranne che negli spacchi tra una canzone e l'altra), ed ha suonato "Eighth commandment" dopo più di un'ora di concerto in maniera esemplare (si può dire che in quella canzone si senta solo la batteria).

Henka (sì, lo so che si chiama Henrik, ma lo chiamano così...) è pazzesco: nel suo minuto di assolo ha potuto fare qualunque cosa su quei tasti e la keytar viola e bianca era bellissima.

Elias: la new entry del gruppo che ha preso il posto di Jani. Premettendo che sono di parte, perchè Jani è al terzo posto della mia classifica personale dei chitarristi preferiti dopo Vai e Petrucci, devo dire che Elias è VERAMENTE bravo. Ero davanti a lui, e lo vedevo benissimo. Dico solo che se durante l'assolo di Henka tutti urlavamo come dei pazzi, quando poi è stato il turno di Elias c'è stato un silenzio tombale da parte del pubblico e credo che ci fossero anche circa 20.000 bocche spalancate e 40.000 occhi fuori dalle orbite: nessuno si aspettava che fosse a quei livelli (d'altra parte, ha sostituito un semi-dio come Jani). E devo anche dire che è un gran bel manzo...


Il finale con la "Vodkaa song" e l'outro di "Everything fades to grey" è stato un tocco di classe, malgrado alla domanda "Milano, is there anything you want?", il pubblico invece di urlare "Vodkaa" ha urlato "Tallulah", sperando inutilmente che la suonassero. 15 canzoni, cover di "We will rock you" dei Queen, e due assoli per un totale di circa un'ora e mezza. Un grandissimo concerto. Un sogno finalmente divenuto realtà. E ammetto che la tentazione di seguirli a Barcellona c'è stato. Speriamo in un bis, anche se ora come ora la priorità è per i Dream Theater. Dopo di loro, potrei anche morire... magari tra le braccia di Portnoy, eheh.








Tony, Henka e Marko









Tony e Marko









Elias, Tommy (nascosto dalla batteria) e Tony









Tony

1 commento:

CometSPK ha detto...

Ancora... ancora *_*